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Sogno: un signore mi ruba il cappello. Diamine il mio cappello, l’avevo lasciato sul comodino. Era un cappello a bombetta, marrone, bello insomma.
Mi sveglio: “bene” mi dico “era solo un sogno”. Mi giro verso il comodino. Il mio cappello a bombetta marrone non c’era affatto, sostituito da un banale cappello a bombetta nero. Chi aveva preso il mio cappello?
Ho già il fiatone, sto correndo come un pazzo.
Alle calcagna Ugo Foscolo mi insegue brandendo un’accetta, stile Jack Nicolson.
Perchè succede tutto questo? Perchè Ugo Foscolo mi vuole morto e dov’è il mio cappello a bombetta ma soprattutto perchè il signore m’ha preso il mio cappello?
Correre, fuggire, scappare; ora posso pensare solo a questo; sono in un corridoio lunghissimo, mi volto e Foscolo è sempre più vicino, appena una decina di metri, con l’accetta in mano; continuo a correre, salto un comodino, in fondo al corridoio una porta; la apro e la chiudo alle mie spalle; sono in cima ad una rampa di scale, scendo; Foscolo è ancora dietro di me;
Salto i gradini, lui è dietro di me, lancia urla agghiaccianti; io corro.
Ancora scale.
Un cartello: “fine delle scale: 3 parsec”
Supero la Proxima Centauri.
“2 parsec”.
Oltrepasso un cartello con scritto “Uscita stella Sirio”
“1parsec”.
Supero la stella Deneb.
Sono fuori. Dove andare?
Un cartello enorme con una freccia verso destra indica “Via del Signore”. Ecco! Devo andare da quella parte, sarà lì che abita il signore che m’ha preso il cappello. Devo ricominciare a correre. Mi volto: Ugo Foscolo non c’è.
Corro, corro tantissimo. Strada buia, i lampioni sono rotti, la strada è bagnata. Una fermata dei pulman, un cartello enorme “partenze linea23 – capolinea Casa del Signore”. <Questo è il mio autobus>.
Un tipo con un cappello a bombetta azzurro, una sciarpa indaco ed un giubotto celeste che striscia con i lembi per terra mi fa segno di guardare verso destra: era il pullman23. Il tipo mi fa <Carpe Diem>. Mi volto dall’altra parte per frenare l’istinto di girare un destro al tizio dal cappotto con i lembi sproporzionati. Avevo perso il pulman che mi avrebbe dovuto portare a casa del signore che mi aveva rubato il cappello. Il tempo di rigirarmi verso il tizio dal cappotto celeste per chiedergli se avesse visto un signore con un cappello a bombetta marrone, ma lui non c’era più. Come diamine faccio ora. Potrei chiamare un taxi ma non ho soldi.
Prendo il pacchetto di sigarette, un fiammifero, me ne accendo una. Mi siedo sulla panchina; devo arrovellarmi il gulliver. Mi sono seduto su qualcosa, mi alzo: un portafoglio. Lo apro, guardo la carta d’identità: era IL portafoglio del tizio. Lo dimostrava la fototessera con il cappello azzurro, la sciarpa indaco e il giubotto celeste. Si chiamava Orazio. Ed aveva anche dei soldi: 23 sesterzi.
Fischio ed un taxi giunge sgommando. <ALLA CASA DEL SIGNORE!!>
“Ser! Ser! Give me my money, please! Ser! SER!” Il tassista mi scuote con entrambe le mani. Mi ero addormentato. Gli dò i sesterzi, spero vadano bene. In effetti il tipo si accontenta e si allontana con la sua 500 gialla.
Una folla di gente si dirige verso la direzione opposta alla quale sono venuto. Un sacco di gente a piedi. Ci vado pure io. Passano circa 23 minuti e sono davanti ad un palco:
“Little Lamb who made thee
Dost thou know who made thee
Gave thee life & bid thee feed.
By the stream & o’er the mead;
E io, all’unisono con l’attore sul palco:
By the stream & o’er the mead;
Gave thee clothing of delight,
Softest clothing wooly bright;
Io lo conosco. E’ William Blake. Ha un gilet, delle scarpe a punta, un bastone, un bianconiglio in mano ed un cappello a bombetta marrone. William Blake m’ha rubato il cappelo.
“HEEEEEEY. HEEEEEEEEEEEEEEEEEY. IL CAPPELLO, SPORCO LADRO!!!”.
Mi faccio largo tra la folla, mi avvicino al palco, ma William Blake appena mi nota abbandona tempestivamente la scena e scappa a bordo di una macchina. La macchina riportava sulla portiera la scritta:”Energia Cinetica”. Accanto a quella c’era un altra auto con scritto “Energia Potenziale”. Le chiavi sono attaccate. Le giro. Accelero. Imbocco una strada “Campo conservativo”.
Un cartello di divieto ad inizio strada mi indica di non superare la velocità di “ΔK+ΔU=Δ(K+U)”
Accelero. La lancetta della velocità si alza, ma continua ad indicare “L= -ΔU”
Raggiungo quasi Blake. Lui rallenta a vista d’occhio. L’ho quasi sorpassato. L’ho affiancato. Dove cazzo è il pedale del freno??! Tiro il freno a mano, non si alza, tiro con più forza, me lo ritrovo in mano. Ma intanto ho superato di tantissimo la macchina di Blake. All’improvviso riprendo a rallentare, l’auto di Blake torna ad accelerare, mi supera, poi rallenta e la supero io, e così per l’infinito.
Dopo finisce la benzina e io scendo, barcollo, vomito, mi guardo intorno, neanche l’ombra di Blake. Dannato Blake.
Dove sono finito?
Sono finito in un deserto. Solo io. Io ed una pietra. Cammino, ed incontro altre pietre. Le raccolgo tutte, ne ho tantissime, le tasche piene. Ci faccio un disegno. Disegno il mio cappello. Accanto a me c’è un altro tizio che ha appena terminato un disegno fatto con pietre, come me. “Come l hai chiamato?” gli faccio io. “L’urlo”. Mi fa lui. “Conosci William Blake?” Gli faccio io. “Sì, è passato prima da qui. Aveva un bel cappello a bombetta marrone. Tipo quello” e indica il mio disegno. “Verso dov’è andato?” gli faccio io.
“E’ morto”.
“COME è MORTO? AVEVA IL MIO CAPPELLO!”
“Gigliottinato. C’è il terrore nero, per ora. I giacobini tagliano la testa a tutti, per ora. Proprio a tutti. A che ti serve un cappello, quando non c’hai più una testa su cui mettercelo?”
corro verso la direzione indicatami dal tipo che diceva di chiamarsi Edwards. Ma un momento. Il tipo non mi ha mai detto di chiamarsi in quella maniera. E soprattutto non mi ha indicato nessuno direzione. Bhe, pazienza, ormai sto correndo.
“Forza non vorrai prendere un voto basso nel test! Corri!”. Ma chi ha parlato?
La comito? La comito?!! Cazzo ci fa la Comito qui?
“Salve come sta?”
La comito era li, col suo cane, mi stava cronometrando. Dovevo fare un bel test se non volevo prendere nuovamente 6 in educazione fisica.
Corro tantissimo. Corro e la Comito mi insegue. Corro più veloce e vedo Foscolo con l’accetta, comparso da dove solo Dio lo sa, che mi insegue. Corro più veloce, supero porte, scale di fuga, scale di do, scale di re, violini, viole, rose, rosanna, cuore di panna, la capanna, il perlongo, un bongo, un girotondo ed un pozzo senza fondo; intanto mi giro e loro continuano a inseguirmi.
Si è aggiunto anche Blake, senza testa, alla guida dell’auto dell’energia cinetica.
Corro ancora di più e mi insegue le Sclafani, Manzoni, la Lizio, Saffo, la Giannetto, Kant, la Lavena, Shakspear, la Sciotto, un Buco Nero, la Celi, il David di Donatello, la Paratore, James Joul, la Maimone, Pitagora, Padre Zanghì, Tommaso d’Aquino, la signora Pasqua, la macchinetta delle merendine, il paninaro, il preside, le giustificazioni, i muri del bagno, la campanella, mi inseguono tutti.
Io guardo l’ora, sono le 08.32, Maccora manco mi fa entrare a sto orario. Devo farmi la giustificazione per entrare a seconda ora.
Questa vita così non si può continuare: se mi fermo mi fanno malissimo; se continuo a correre arrivo in ritardo a scuola. Che senso ha continuare ad esistere?
Con cosa mi posso uccidere? Mi frugo nelle tasche; ho il borsellino di Oratio; non è contundente. E poi, se anche mi uccidessi, magari dall’altra parte si sta pure peggio. Forse è meglio lamentarsi qua, a questo punto.
PERCHè DIAMINE ESISTO IN QUESTO POSTO? CHI HA DECISO DI MANDARMICI?
Un uomo corre accanto a me; “esisti perchè pensi.”
“Quindi sono io che decido di esistere?”
“certo”
“ok! Io adesso non voglio esistere più”.
“il solo fatto che stai pensando che non vuoi più esistere ti mantiene presente in questo posto. prova a staccare il cervello”.
Come cazzo non ci avevo pensato prima.
complimenti x la fantasia..davvero molto bello..ci sono stata una vita a leggerlo però bello sinceramente:D
ciao scrivi magnificamente non posso fare altro ke farti i complimenti 6 coinvolgente e hai una fantasia pazzesca davvero bravo…!!!
Molto bello questo “racconto”… davvero originale… dentro c’è davvero di tutto! Da Arancia Meccanica, alla fisica, alla filosofia! Complimenti!