No, non sono morto.
E no, non sono stato censurato dalla DEA.
Più semplicemente non mi è più capitato di ritrovarmi davanti al computer con poco da fare cosìche mi mettessi a scrivere cazzate. Un po’ per l’organizzazione della festa del 20. Un po’ (poco) per le ultime interrogazioni. Un po’ perchè son tornati gli universitari. Un po’ (tanto) perchè ho la patente. Insomma, non scrivo da una marea.
Ma tranquilli. La vita è continuata così per com’ era iniziata, per com’era proseguita, per come aveva lasciato intendere che sarebbe continuata, per com’avevamo prospettato che proseguisse e per come tutti si aspettavano che finisse. Cioè un po’ così.
Devo essere un po’ più chiaro? Ok. In rigoroso ordine a caso vi elencherò cosa è successo nell’ultimo periodo.
mm
Ah sì. Ho preso la patente. Non che sia una cosa da tutti i giorni, ma più o meno l’ho vinta com’era normale che la vincessi. Cioè sono andato a Messina a fare esame l’ultimo giorno disponibile prima che mi scadesse il foglio rosa, lungo l’autostrada Maimone ha dato il meglio di se, esibendosi in un monologo degno di un Woody Allen in una delle proprie migliori prestazioni: mi ha narrato di tutto, dalla sua sfrenata attività sessuale alle sue corse con le macchine, dalla sua intolleranza nei confronti del perbenismo medioborghese al suo stato di nichilismo accompagnato da un senso di delusione romantica nei confronti di quella perdita dei valori di cui lui, a mio modestissimo parere, e il primo degli interpreti. Arrivati a Messina, tanto per essere in linea con la sua linea di pensiero “contro la legge”, ci fermiamo nel parcheggio degli handicappati, lascia le chiavi attaccate alla macchina, scende e mi liquida così: “se arrivano gli sbirri sposta tu la macchina”. Ma porca vacca. Se arrivano gli sbirri e io sposto la macchina, mettiamo caso che non uccido qualcuno, comunque mi chiederanno patente e libretto, ed io non potrò mostrar loro niente, a parte un insignificante tessera sanitaria. Mi faranno fare l’esame a 21 anni, cazzo. Per fortuna non arriva affatto sbirraglia, poi l’esame è andato, non vi sto qui a raccontare come, sennò rischio di essere incementato in qualche muro. La morale comunque è che poi m’han dato la patente. Da questo momento ho passato più tempo con i piedi sui pedali della frizione e dell’acceleratore che a terra. Tipo ogni pomeriggio prendi la macchina alle 3, prima che i tuoi genitori si ricordino che hanno un figlio patentato che ha una voglia cane di recuperare 18 di freddo e fatica tra motorino, bicicletta e piedini. Giri in continuazione, prendi amici, li lasci, poi li riprendi. Poi con la scusa della festa c’erano sempre una marea di cose da fare, tipo 100 blocchetti da disseminare per barcellona, 130 locandine da attaccare, 3 dj da convincere, 3 barman da ingaggiare, 4 buttafuori da valutare, 1 carlo marchetta da sopportare e 12 privè da piazzare.
Appunto la festa.
La festa l’abbiamo organizzata per giorno 20 al Pashà, è andata piuttosto bene, nè troppo male, nè troppo bene. Diciamo che abbiamo fatto un incubo prima di Natale. Eravamo in 300. Eravamo ubriachi. Ma Bob Marley continuava a suonare. Da una parte ammetto che è figo organizzare una festa, sia perchè le decisioni spettano tutte a te, sia perchè il giorno del ritiro blocchetti è una continua tensione, sia perchè la sera tutti sono fieri di te, ti stringono la mano e ti fanno occhiolini quasi omosessuali, sopratutto i pampinoti. Tuttavia, bastardo il duce, una volta che hai organizzato tutto e la festa è in corso, provi un dannato senso di vuoto, molto simile a quello che provavo nelle notti dei falò, perchè pensi che hai dedicato 2 settimane della tua fottuta vita per una festa del cazzo, manco che questa avesse potuto salvarti la vita, e adesso la festa eccola qua. E’ stata fatta. E già sta finendo. E quando finisce che cazzo faccio? Ho passato le ultime 336 ore della mia vita a pensare e a organizzare questa festa, ora che ne sarà di me. Però in compenso adesso sono amicone dei pampinoti.
Sono tornati gli universitari. Alla patente, all’organizzazione della festa, aggiungeteci questo.
Domenica per festeggiare la festa che è andata benone (270 paganti e consumati 500 euro di alcolici scusate se è poco) abbiamo mangiato alla pergola. Dopo un ora che continuavano a portarci di mangiare noi continuavamo ad essere ancora agli antipasti. Dopo i maccheroncini col sugo vedevo un Daniele Trapani che rischiava di collassare su se stesso. Abbiamo brindato col vino rosso a proposito di una mucca e poi siamo andati al castello di Santa Lucia. Poi a casa.
Mentre Lunedì c’è stato l’epico Match:
Malati terminali football club
dario
emanuele
ciccio
fabbio
paolino
amato
Il resto del mondo
vitofamà
manuri (20′ pt fleres)
giorgianni
daniele trapani
stunfa
mamozzo
6 spettatrici.
A breve le pagelle.
Ah comunque in questo periodo al Riobar c’è un manicomio. Ah e ho anche bucato la ruota della mia macchina. Ah siamo anche andati a ballare al traliccio, alla console lo stereo dell’Audi di fava. Ah e ho anche cambiato la ruota della mia macchina. Ah dobbiamo organizzare per capodanno.
mava.