Non so se ve ne siete accorti ma il 2008 è finito. Io me ne sono accorto adesso. Sapete com’è, ho avuto un papello da fare. O comunque ho fatto cose che mi han tenuto abbastanza impegnato. Abbastanza almeno da non farmi rendere conto che l’ultima cifra dell’anno corrente è cambiata da 8 a 9. Si in effetti si. Dai la prima notte, quella del passaggio dell’anno, ero così ubriaco che sto ancora cercando di ricostruire, testimonianza dopo testimonianza delle persone che mi sono state vicine alla festa, la mia nottata. La peggiore è quella di Gaspare Caliri, l’organizzatore di quella lurdia della Tonnara. M’ha visto il giorno dopo al RioBar, si è avvicinato, m’ha stretto la mano e proferì “T’ha sai rapreso”. “Perchè ci siamo visti sta notte?”. “C’ha siamo visti? Ma sa ma sai saltato addosso, m’hai abbracciato e m’hai detto <Sto male. Però sto bene>”. Però è stata una bella notte. Mi sembra almeno.
Il giorno dopo poi. O meglio la notte. Chi c’avrebbe mai scommesso un centesimo che ci saremmo trovati a combattere una guerra d’arance. Sì, sì, proprio così. Una maledetta guerra d’arance. Tutto incominciò quando eravamo davanti casa di una ciccs: Doblò Rosso (fabbio, emanuele, giulèn) e Corsa Blu (nero, paolino, giosuè, sarac.). Parcheggiati a pochi centimetri di distanza, parallelamente, finestrini contro finestrini. Però abbassati. I rossi ci infastidivano con lanci di putridi pezzetti di carta, scoccati dalle loro bocche ed intrinsechi di saliva. Dò l’ordine di prendere le difese, alziamo i finestrini. Una rovente palla insalivata di carta si schianta proprio al centro del mio finestrino e lenta, gelatinosa scivola giù, lasciando lungo il finestrino una melmosa striscia carica di sfida e odio. E guerra sia.
La svolta: riforniamoci di mandarini. Accendo la macchina, addumo le luci, reclino il sedile, faccio rombare il motore, parto. No. Tolgo il freno a mano. Adesso parto. Svoltiamo a sinistra, abbiamo bisogno di fonti per rifornirci della nuova arma. L’arma della svolta. Loro con la carta, noi con i mandarini. Siamo come gli indiani con le freccie e i coloni con i fucili. Stravinciamo. Facciamo carico in una stradina presso Sant’Andrea. Torniamo nella strada in cui li avevamo lasciati, ma non c’erano più. Li inseguiamo per tutta Sant’Andrea, spengo le luci, siamo in incognito, li scoviamo, li colpiamo. Ma è solo l’inizio di una guerra lunga. Di una guerra di trincea.
Andiamo a prendere altri mandarini, li ritroviamo in piazza Sant’Andrea, sono con gli sportelli aperti, fuori dal Doblò, chini a raccogliere Mandarini, c’hanno copiato, i bastardi! Ma questo è il momento per affondare l’attacco, passiamo loro a lato e li colpiamo: 2 a 0. Frizione, prima, seconda, terza, gas, siamo già lontani.
Abbiamo bisogno di più mandarini, il prossimo scontro sarà fatale. L’ira funesta del Todaro si farà sentire. Prendiamo una strada di campagna. Montagne di mandarini. E arance. Santo Dio quanto sono grandi. Ne carichiamo almeno 10 chili. Nel frattempo ci arriva una missiva via telefono: “h 03.00 duello in piazza del mercato”. Sfida raccolta.
Arriviamo in piazza. Il doblò rosso è nell’angolo alto sinistro. Noi ci posizioniamo in quello basso destro. Faro contro faro. Parafango contro parafango. Siamo a 50 metri di distanza. Metto gli abbaglianti e scendo dall’auto. Scendono anche loro e mostrano le propriè invenzioni: armature. Scudi di cartone e elmi di scatoli di panettone. Un sacco pieno di arance. Facciamo rombare i motori e partiamo, il tachimetro segna che andiamo anche troppo veloce, freniamo che siamo quasi attaccati, è il momento, i miei aprono gli sportelli e lanciano arance, i Rossi anche. Ma loro hanno un dannato vantaggio: gli sportelli del Doblò sono a scorrimento, non ingombrano un cazzo. Noi li prendiamo. Loro ci prendono. E fanno delle botte scandalose le arance sulla carrozzeria. Ci siamo passati, freno, frizione, prima, giro tutto lo sterzo, secondo scontro, di nuovo apriamo gli sportelli per lanciare, cazzo ci entra un arancia in macchina. Sfiora la testa di Paolino e fa spiaccicarsi sul vetro di dietro. Cazzo. Resa, andiamo via.
h 03.30 quarto scontro.Entriamo in piazza da una stradina laterale a senso unico, siamo senza luci, quando improvvisamente ci arriva un auto addosso, sensa luci: è il doblò. Metto la marcia indietro, sono in una dannata strada di 2 metri, mi faccio 25 metri in marcia indietro e solo Buddha sa come non ho messo di sotto cosa o persona alcuna. Facciamo il giro, entriamo nella piazza del mercato, loro ci inseguono, una corsa pazzesca con tanto di derapate, testa coda e lanci di arance al volo: ci chiudono in un angolo della piazza e ci massacrano. Il Todaro esce improvvisamente dal cofano e ci riempi di aranciata. Noi lanciamo la nostra arma segreta, una busta della spazzatura, ma non sembra aver avuto l’effetto sperato. I rossi terminano la loro imponente scorta di agrumi sulla povera carrozzeria della mia Corsa e poi scappano gridando “Addio Babbei”.
h 04.00 una missiva dal nemico “tregua, ci vediamo davanti casa di Sara”. Questo lo dici tu.
Andiamo davanti casa di Sara, il Doblò è parcheggiato lì vicino, Fabio si affaccia al finestrino, sventola un fazzolettino in segno di pace. Pace sto cazzo. Ci mettiamo lì accanto e li sommergiamo di frutta arancione. Le loro grida di disperazione ancora echeggiano dentro di noi. Scapppiamo, abbiamo ancora arance, allora entriamo in senso unico così li prendiamo da dietro e gli diamo l’ultimo colpo. Quello fatale. Ma. Mentre andiamo verso il Doblò mi accorgo che ho lasciato Giosuè in strada. Vabbè troppo tardi, un pezzo l’abbiamo sacrificato.
Colpo di scena.
Ad ancora 30 metri di distanza dal Doblò, mentre eravamo in avvicinamento per colpire, vediamo Fabio correre come un pazzo verso di noi. Ha 3 arance in mano. E le lascia andare verso di noi. Vitamina C sul parabrezza. Un colpo di tergicristalli e vedo ritornare Fabio, di corsa, verso il proprio Doblò. E’ caccia all’uomo. Dobbiamo prenderlo prima che rientri in macchina. Dò gas. Faccio spegnere la macchina. Ci riprovo, sgommo, accelero, ci avviciniamo, Paolo si affaccia, gli tira un arancia, lo manca, ne prende un altra, lo manca di nuovo, Fabbio è salvo. Ma la sua macchina no. Abbiamo tirato così tante arance a quella maledetta carrozzeria rossa che se le ricorderà per sempre.
Pace.
Andiamo a lavare le macchina in piazza del mercato con la suka made in casa Corno e con l’acqua della fontana. Un freddo pazzo alle cinque del mattino.
Ma mi sono perso nel discorso. Dicevo che mi son accorto adesso che siamo nel 2009 ed abbiam cambiato anno. Ma sì, perchè ho avuto poco tempo per pensare ultimamente. Poi giorno 4 tutti a casa mia, un macello. Poi ieri inevitabile film a casa di Corno. Adesso che ci sto pensando dovrei fare un resoconto dell’anno passato. E pormi degli obbiettivi per l’anno venturo. Cosìche io possa mettere in evidenza, il prossimo 31 dicembre, quanto io sia una testa di cazzo che non rispetta le proprie promesse. Perchè di sicuro cazzeggierò anche quest’anno. Mha, si vedrà. Però se continuo a passare notti come queste, cazzo, non è neanche tanto male.
Forse il termine adatto era INTRISI di saliva.. Il resto del post non l’ho letto, troppo dettagliato e mi siddiavo troppo. Però bello..
Con affetto, Mamozzo :**